Specchio Economico. IRCCS Fondazione Bietti. Assistenza e ricerca medica italiana: un cammino irto di ostacoli - di Mario Stirpe

Giovedì, 2 Febbraio, 2017 (All day)

 

Mario Stirpe

Benché prodotto nel 1949, il celebre film di Graham Green «The Third Man» («Il terzo uomo») è rimasto un film di antologia ben conosciuto dalle generazioni successive. Nel film la frase più ricordata, e che fu ritenuta da Orson Welles la chiave di volta del suo personaggio, suonava come un’esaltazione alla cultura italiana al di sopra di tutto e nonostante tutto: «In Italia sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerra, terrore, omicidio ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera con cinquecento anni di amore fraterno, democrazia e pace cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù».
La cultura nel nostro Paese, con guerre vinte e perse in povertà o benessere, è rimasta fino alla metà del secolo scorso un bene che sembrava inalienabile. Integrazione necessaria per lo sviluppo sociale ed economico della nazione, la ricerca scientifica è stata tenuta in grande considerazione fino a quando i governi e le amministrazioni non hanno obliato il concetto di dignità della nazione stessa. In una vita che mi ha portato a contatto con popolazioni diverse ho imparato che l’ingegno non è patrimonio esclusivo di nessun popolo. La nazione più forte è quella organizzata ad accogliere elementi pensanti, la più disgraziata è quelle che li esporta. Continuerà ad essere esaltato il genio del singolo italiano ed il Paese che l’ha accolto, e viceversa il Paese che lo ha messo nella condizione di allontanarsi.
I Governi italiani, in ragione di politiche prive di prospettive, stanno alienandosi la fiducia ed il rispetto delle nuove generazioni. In questa chiave potrebbe anche essere letto il risultato referendario del 4 dicembre con un numero di votanti incredibilmente maggiore di quello previsto da tutti i sondaggi; presenze evidentemente determinate ad esprimere un dissenso. Gli show televisivi serali condotti da abili presentatori mettono in vetrina la pochezza di personaggi preparati essenzialmente a sopraffare l’avversario politico. La prevalenza di questi non consente spesso di apprezzare i pochi che esprimono concetti ragionevoli. Le conseguenze di esibizioni poco dignitose sono state ben comprese dal nostro presidente della Repubblica che, con fermezza, ha rivolto un invito a porvi fine, ed a lui è andato l’apprezzamento di molti giovani che pure avevano espresso qualche riserva all’inizio del suo mandato. Giovani dotati di una critica serena e di volontà di progredire, ma che guardano ad altri Paesi come unica possibilità per potersi realizzare nelle discipline che prediligono. Le prerogative delle università sono state limitate ed i bilanci sono in gran parte mantenuti da una attività di carattere eminentemente ospedaliero.
Quando, molto giovane, spostai i miei interessi di studio verso gli Stati Uniti in Italia erano state istituite le Regioni. Oltreoceano affrontavamo uno studio destinato a rivoluzionare le patologie chirurgiche della retina. Fu subito rilevato che la tecnologia in quel Paese era più avanzata, ma la cultura prodotta nelle nostre università era indiscutibilmente superiore. Le politiche che poi ci hanno tolto questa veste, la quale veniva da un lungo retaggio, hanno commesso un delitto che non sarà mai sufficientemente esecrato. Poiché in Italia erano in atto molti mutamenti strutturali sostenuti dalla cosiddetta «volontà politica», termine che ricordo con un certo orrore, fui stimolato a conoscere l’organizzazione economica delle strutture sanitarie del Paese che mi ospitava. Mi sembrò allora una follia quanto stava avvenendo in Roma: la frammentazione della amministrazione centrale del S. Spirito Ospedali Riuniti di Roma in diverse amministrazioni destinate a governare i singoli ospedali. Non era allora necessario essere un esperto di economia per comprendere come le spese si sarebbero moltiplicate.
Gli amministratori delle aziende ospedaliere, spesso dotati di grande esperienza, affrontano un capitolo difficile in rapporto non solo all’organizzazione sanitaria, ma al mantenimento della spesa ed alle complicazioni burocratiche e legali. Sotto certi aspetti più vantaggiosa, anche se amministrativamente molto impegnativa, è la condizione di un numero limitato di istituti controllato dal Ministero della Salute: gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) con compiti di ricerca di tipo traslazionale, cioè propedeutico alla soluzione del problema clinico-terapeutico del paziente.
L’IRCCS Fondazione Bietti da me presieduto è dotato di un centro dedicato alla ricerca scientifica. Per l’attività di ricovero e cura, in seguito ad un accordo raggiunto con l’azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata, la Fondazione ha investito nel corso di questi anni presso l’Ospedale britannico un’ingente quantità di risorse economiche per lo sviluppo e il mantenimento delle attività a totale favore del Servizio sanitario nazionale regionale. L’importante contributo economico finanziario è stato possibile grazie all’unione con la Fondazione Roma, presieduta dal professore Emmanuele Emanuele, oggi presidente onorario della Fondazione Bietti stessa, ed è risultato elemento determinante per l’espansione dell’istituto. La Fondazione Roma ha sostenuto tutte le attività sia di tipo scientifico che assistenziale dell’IRCCS Fondazione Bietti dotandolo di un patrimonio strumentale non secondo a quello dei più importanti istituti internazionali.
Queste unioni sono possibili fra gli IRCCS di diritto privato maggiormente concentrati nell’Italia del nord dove l’etica delle donazioni alla ricerca, all’arte e all’assistenza è divenuta una tradizione. Il rapporto degli IRCCS con la Direzione generale della ricerca scientifica del Ministero della Salute, che pur esercitando le prerogative di un rigido controllo è prodiga di consigli, costituisce un vantaggio. Più difficile il rapporto con le Regioni dove la burocrazia assume caratteristiche ben conosciute nel nostro Paese. Ho svolto per oltre 15 anni un’attività di consulenza presso la Food & Drug Administration negli Usa, ed è allora che ho compreso perché quel Paese, nonostante una politica spesso non migliore della nostra, rimarrà sempre saldamente in piedi: un’amministrazione a tutti i livelli molto efficiente che non riceve nessun condizionamento dalla politica. L’opposto del nostro Paese.