L’orizzonte e le grandi opportunità dell’oftalmologia pediatrica: dalla cura dell’ambliopia all’intervento per correggere lo strabismo. La tempestività della diagnosi, però, è fondamentale. E ci sono dei segnali ai quali è bene che i genitori prestino attenzione.

Intervista a Fabio Scarinci, Medico Oculista del UOS Retina Medica della Fondazione Bietti

“Le visite oculistiche in età pediatrica sono fondamentali. Ci sono diverse condizioni oftalmologiche che devono essere diagnosticate da bambini perché solo da bambini si possono correggere e contenere”.

Quando si devono visitare i bambini?

La prima visita va fatta alla nascita e ci permette di visualizzare la trasparenza dei mezzi ottici e poi un primo controllo entro l’anno. La seconda attorno ai tre anni, quando è già possibile individuare difetti visivi o differenze refrattive tra i due occhi, come avviene nel caso dello strabismo o dell’ambliopia (occhio pigro). La terza va effettuata attorno al primo anno della scuola elementare, per individuare l’insorgenza della miopia. La quarta tra i 12 e i 13 anni. In questa ultima fascia di età è importante effettuare uno screening per possibile insorgenza di patologie come il cheratocono.

Ci sono segni ai quali i genitori devono prestare particolare attenzione?

Esistono delle anomalie che consigliano di anticipare le visite. In primo luogo fa fatta attenzione ad un evidente riflesso bianco nella pupilla, soprattutto nelle  fotografie. È un fenomeno noto come leucocoria e non va preso sottogamba. Il comune riflesso arancione che compare nelle immagini scattate con il flash è dovuto, infatti, al colore della retina. Se il riflesso è bianco significa che il percorso della luce è ostruito a livello del cristallino (cataratta infantile) o per la presenza di neo-formazioni all’interno dell’occhio sulle quali è bene indagare. 

Anche l’insorgere di congiuntiviti o arrossamenti delle palpebre e posizioni anomale del capo consigliano una visita tempestiva.

Infine, il rischio di ereditarietà, nel caso dell’occhio pigro, è una possibilità da tenere in seria considerazione.

Esistono dei comportamenti del bambino che potrebbero indicare un deficit visivo?

Soprattutto nei bambini molto piccoli – definiti non collaboranti perché non sono in grado di rispondere con precisione alle domande del medico - si deve prestare attenzione ad alcune situazioni: se un bambino ha difficoltà ad afferrare gli oggetti, cade di frequente, ha mal di testa, dimostra fastidio alla luce e ha difficoltà a seguire con lo sguardo un oggetto o una persona in movimento. In tutti questi casi la visita è consigliata a prescindere dall’età.

Come avviene la visita oculistica pediatrica?

Si prenota un esame oculistico ed un esame ortottico, quest’ultimo per valutare la motilità oculare. L’oculista in prima battuta valuta o l’acuità  visiva nei bambini più grandi, o la capacità di seguire un oggetto nei bambini non collaboranti. A questo punto si somministrano delle gocce che provocano midriasi, ovvero la dilatazione della pupilla. Questo passaggio serve a controllare che retina e cristallino non abbiano problemi. Un’altra funzione delle gocce è provocare uno stato temporaneo di cicloplegia, ovvero l’inibizione del muscolo oculare che rende possibile la lettura.  Questo vi permette di individuare i bambini ipermetropi perché, assieme al muscolo, si inibisce anche la capacità di ‘accomodare’, ovvero di correggere automaticamente il difetto di messa a fuoco.  Infatti, utilizzando la capacità di vedere da vicino per vedere anche da lontano e in maniera nitida, gli occhi dei bambini tendenzialmente compensano da soli le ipermetropie leggere, ma anche quelle elevate. E, così facendo, le nascondono. Ma questo processo di accomodamento continuo affatica significativamente gli occhi ed è molto meglio ricorrere ad un paio di lenti adatte che sollevino gli occhi da lavoro in eccesso e permettono anche una parziale o totale correzione del difetto di ipermetropia.

Quali sono le condizioni più frequenti che trattate alla Fondazione Bietti?

L’ambliopia, noto anche come occhio pigro, e lo strabismo, che trattiamo sia con le lenti che, nel caso sia opportuno, chirurgicamente. Va premesso fin dall’inizio, però, che l’intervento chirurgico di correzione dello strabismo non ha e non deve essere richiesto per ragioni estetiche. 

In cosa consiste lo strabismo e come si cura?

Lo strabismo è una deviazione degli assi visivi (bulbi oculari) causata da un malfunzionamento dei muscoli oculari estrinseci (esterni), una condizione nella quale ci sono due punti di messa a fuoco non corrispondenti nei due occhi. È un difetto che, nei casi più gravi, può pregiudicare la visione tridimensionale degli oggetti. A volte scaturisce da un problema rifrattivo, e può essere corretto con delle lenti.

Altre volte l’origine è ignota e lo strabismo si manifesta con un difetto di coordinazione dei muscoli oculari che porta ad un imperfetto allineamento dello sguardo. In questo caso, dopo un periodo di osservazione, possiamo intervenire chirurgicamente con l’obiettivo di rimettere gli occhi in asse. 

Lo strabismo può insorgere anche negli adulti ed in genere le cause sono legate ad una paralisi di un muscolo oculare. È dovuto a ridotta funzione di un muscolo oculare per una lesione traumatica, infiammatoria o nervosa che provoca diplopia (visione doppia). Anche in questi casi può essere presa in considerazione una terapia chirurgica.

Come avviene l’intervento e come reagiscono i bambini?

L’intervento viene svolto in anestesia generale e dura circa mezzora/un’ora. Affrontiamo lo strabismo come una patologia binoculare perché, anche quando il difetto può essere ricondotto ad uno solo dei due occhi, può essere necessario in alcuni casi intervenire sulla muscolatura di entrambi.

I bambini reagiscono solitamente bene all’intervento. Vengono accompagnati dalla mamma fino al momento nel quale l’anestesia fa effetto e sono dimessi il giorno successivo. Dopo una settimana sono completamente ristabiliti. Quando i bambini sono più grandi, intorno agli 8 o 9 anni, mostrano una grande motivazione, perché desiderano liberarsi di un difetto evidente.

Perché origina e come si cura, invece, l’ambliopia?

Può essere che il bambino, avendo un occhio con un forte difetto visivo ed uno, invece, ‘sano’, si abitui a vedere attraverso solo l’occhio migliore, disimparando ad utilizzare l’altro. In altri casi, invece, non esiste una ragione anatomica o funzionale apparente per utilizzare un occhio solo e lasciare che l’altro diventi ‘pigro’. Però succede, e con maggiore frequenza in chi ha già avuto casi in famiglia. A prescindere dall’origine, comunque, si tratta di un difetto che si può correggere con un occlusore, ovvero bloccando per alcune ore al giorno la vista dell’occhio sano in modo da allenare l’occhio pigro a recuperare la capacità visiva.

È importante sottolineare che sia il trattamento dell’ambliopia e dello strabismo, sia tutti i difetti o problemi visivi sopra citati sono affrontabili dal punto di vista medico e possono essere corretti o contenuti. Essenziale, però, è la tempestività della diagnosi e la periodicità delle visite. Più è precoce la diagnosi, più è facile la cura.

 

 

12 Marzo 2020