Crocevia di biologi, ingegneri, medici e farmacisti, i 500 metri quadrati del laboratorio della Fondazione Bietti sono dedicati alla ricerca pura: dai biomarcatori alle colture cellulari in tre dimensioni. Tra gli obiettivi: far progredire la comprensione delle malattie, sviluppare nuovi strumenti diagnostici e ridurre il costo delle terapie individuali.

Nominata all’International Award "Steven Newburgh” da Rita Levi-Montalcini nel 1997 pochi anni dopo la laurea in Scienze Biologiche (1993) e dopo aver svolto attività di ricerca presso l’Istituto di Neurobiologia del CNR (Roma), la formazione in Biologia Molecolare nel laboratorio del Medical Research Council (1994; Cambridge) e un dottorato di ricerca in Immunofarmacologia alla Hebrew University di Gerusalemme (2007; Israele), Alessandra Micera ha orientato la sua carriera professionale alla ricerca pura in oftalmologia.

A questa continua a dedicarsi quale direttrice dei Laboratori di Ricerca della Fondazione G.B. Bietti.

La ricerca pura – spiega la dottoressa - è la ricerca dalla quale nascono le invenzioni. Non ha una metà precisa, come potrebbe essere sperimentare una molecola o un farmaco specifico ma il suo orizzonte è capire come funzionano i sistemi biologici e le malattie e far nascere da questa comprensione le idee che possono portare ad una nuova cura od un nuovo strumento di diagnosi”.

“È il caso di due brevetti che abbiamo sviluppato alla Bietti: due nuovi dispositivi specializzati nell’analisi dei fluidi biologici e nel campionamento della superficie oculare che possono sia velocizzare che rendere più precise le risposte ai quesiti diagnostici e supportare nel monitoraggio terapeutico”.

Il laboratorio è, infatti, un crocevia dove lavorano biologi, biotecnologi, farmacisti ed ingegneri oltre, ovviamente, agli oculisti. “Questa ricchezza di saperi crea una lingua e una comunità scientifica comune che affianca la missione del medico – curare – ma non si risolve in essa. Al laboratorio – spiega Micera – cerchiamo di capire come e perché le cose accadano. Ciò ha un grandissimo impatto sul lavoro dei medici, ma non direttamente: solo con il tempo”.

Ciò è vero anche per la ricerca traslazionale, ovvero la ricerca affiancata all’attività clinica nei reparti. “Molti, a prima vista, pensano che si tratti di una ricerca che trova subito applicazione nelle cure, il che sarebbe impossibile e non deontologico. Non si può sperimentare e curare nello stesso tempo, perché il rischio per le persone assistite è inaccettabile. Quello che si può fare, però, è studiare durante le cure, analizzare come e in che modo queste ultime influiscono sulle singole persone, concentrandoci, spesso, su molecole o gruppi di molecole. Focalizzarsi su questi marcatori biologici, comprendere che significato abbiano in relazione allo sviluppo di una patologia o di una terapia, ci permette di individuare alcuni parametri di riferimento che ci avvicinano al livello delle cure individuali. Se noi capiamo, infatti, che un certo numero di parametri – delle proteine per esempio – si manifesta sempre in un certo modo quando ci trova di fronte ad una particolare situazione patologica, allora avremmo messo nelle mani di un medico uno strumento efficace. Il medico saprà, infatti, che a dati parametri risponderà data reazione alle cure o data necessità di una cura piuttosto che un’altra.  Il medico non dovrà guardare tutti i parametri, paziente per paziente, ma solo quelli già individuati a monte dalla ricerca in laboratorio. Questo farà sì che le cure individuali, cioè le cure tarate sulla condizione e la risposta ai famarci del singolo paziente, saranno più facili e, cosa non di poco conto per i grandi numeri della sanità, più economiche. È – conclude Micera – ciò che spinge la ricerca a fare delle necessità una virtù”.

Questo breve excursus presenta, ma non completa l’attività dei Laboratori della Fondazione Bietti. La lenta e paziente ricerca della fisiologia e della patologia dei tessuti oculari è un altro vasto ambito di ricerca che si concentra sulla cultura di cellule in vitro strutturate tridimensionalmente in tessuti. Anche la collaborazione internazionale, come gli studi sugli effetti della microgravità nello spazio, rientrano nell’attività del laboratorio, così come moltissimi progetti e ricerche che la Newsletter Oftalnews e i suoi articoli si propongono di raccontare nel dettaglio nei prossimi mesi.

28 January 2020